venerdì 25 maggio 2018

I MEGALITI DELLA SIBERIA E LA “BIBLIOTECA DI PIETRA"

Il ricercatore del nord-est della Siberia Gheorghij Tymnetaghin ha girato per anni, a piedi, una vastissima area comunicando sia con la popolazione locale sia  con gli sciamani. Gli sciamani gli hanno insegnato a parlare  con gli elementi e a decifrare  l’informazione dei megaliti, una specie di “biblioteca di pietra”, la cui esistenza in Siberia molti storici ortodossi cercano di ignorare. Invece, i ricercatori indipendenti (come Tymnetaghin) affermano che  i megaliti, presumibilmente di origine artificiale, non li trova soltanto chi non li ha mai cercati e non intende farlo.
Tymnetaghin stesso ha scoperto molte strutture antiche in pietra ... ma come è possibile “leggere” questa “biblioteca”?  Serve una preparazione sia del corpo sia della coscienza...

Ecco come lo stesso Gheorghij descrive questo processo nel suo interessantissimo libro “Il Custode del Nord”.

“...Questo posto l’ho scoperto per caso.
Stavo camminando per i monti, e mi fermai per bere un po’ di tè. Trovai un bel posto comodo per far bollire l’acqua sul fuoco, e già dopo alcuni minuti stavo sorseggiando un tè di erbe, godendo il bel tempo e i profumi della tundra.
Ad un tratto fui colto da una strana sensazione: nella mia testa non c’era nemmeno un pensiero.
Niente dialogo interiore, niente immagini, niente associazioni. Nulla. Non feci nulla per  non avere i pensieri, era come se la mia testa fosse stata lavata e asciugata da dentro.
"Non esiste!” pensai, per forza. E questo pensiero che mi feci venire, tuonò come un tamburo in una sala vuota.
Silenzio. Altro silenzio, altro vuoto nella testa. “Possibile che succeda questo?”

Mi alzai e guardai in giro. Vidi una catena di grandi massi messi verticalmente. La piattaforma dove  feci la sosta era al centro di questo cerchio. Al sud, c’era una specie di torre incoronata da una pietra oscillante, in cima. Era un complesso in pietra, bello e fatto.

Mi venne la voglia di pernottare lì. Certi fenomeni, come il vuoto dei pensieri, non accadono per caso. Quindi, andai a raccogliere il secco “stlanik” (cespuglio del nord siberiano, n.d.t), per fare un “letto”, perché la notte la temperatura potrebbe abbassarsi di molto.  In una decina di minuti era tutto pronto. Lasciai perdere la tenda, mi limitai di infilarmi in un sacco a pelo.
Ad un tratto notai di iniziare a pensare e ad agire similmente alle pietre che c’erano intorno a me: senza fretta, rallentando i movimenti, dando loro un senso e un ritmo ben definito. Entrai un uno stato di coscienza alterata. Speravo che le pietre se ne accorgessero di me e lo apprezzassero ...

Mi apprezzarono... Dormii nel vuoto assoluto, e mi alzai deluso. Non mi fecero vedere nulla! Non vidi  niente...

Raccolsi le mie cose, lo zaino, la tenda, allacciai le stringe degli scarponi e iniziai a scendere, quasi di corsa, verso la mia macchina.
Continuai il viaggio.
La strada  era molto tortuosa, con molta vegetazione ai lati.
Aspetta... Di là, praticamente sul ciglio della strada, vidi dei guerrieri, alti, con gli scudi e le armature. Sopra di loro, tante lance... alcuni tengono le bandiere, che sventolano al vento.
Raggelai.
Frenai, saltai fuori dalla macchina. Non c’era nessuno, era una visione... un miraggio.

Proseguii e vidi dei cavalieri. Il petto di ogni cavalli era protetto dall’armatura. Vidi distintamente ogni particolare. Frenai. Ma di nuovo, nulla, solo gli alberi ondeggiavano al vento.

Dopo un po’  notai tre persone che mi facevano dei segni con le mani. Avevano dei caschi strani,  che non porta nessuno da almeno 50 anni, e degli zaini a sacco, scomodissimi per andare per i monti. Certamente, non avevo nessun problema... decisi di raccoglierli. Misi la freccia, girai il volante a destra... e restai a bocca aperta; i tre sparirono, sembravano dissolversi nel nulla.


Finalmente capii che tutto ciò non era altro che il dono del Cerchio di Pietre, le immagini fantasma dei tempi passati.
 Me li trasmisero direttamente nel cervello. Perché? L’avrei capito dopo.
Dopo, il Vecchio al quale raccontai delle mie visioni, mi disse: “Ti sei trovato accanto al Confine, oppure il Confine si è trovato vicino a te. Il Confine dei Tempi. il Confine dello Spazio. La faccia di quel cristallo dentro il quale viviamo.”

La Terra è un grade cristallo intelligente? E’ di questo che parlava il Vecchio? E’probabile. Qualsiasi cristallo è in grado di conservare l’informazione, e anche la Terra che ha la sua “bibli
oteca" akashica. Le immagini registrate dagli antichi megaliti ne fanno parte. Quando impareremo a leggere queste immagini, potremmo avere l’informazione sul passato non alterata, non falsata dagli storici. La storia  vera..

Un altro racconto di Tynmnetaghin, in questo blog: https://radionicaesoterico-scientificarussa.blogspot.it/2017/08/laltra-siberia.html



lunedì 26 marzo 2018

DOMOVOJ: LO SPIRITELLO DELLA CASA




Nella mitologia slava  è uno spiritello senza ali e senza corpo, il custode del focolare.

Ha una sua coscienza e può leggere nei pensieri degli abitanti della casa.  Il cristianesimo ortodosso, pur ritenendolo "diabolico" (ovvero pagano) non nega la sua esistenza... L'età di domovoj va alla rovescia: nasce già vecchio, di circa 700 anni, e muore piccolo come un bambino. 

Oggi molti sostengono che i domovoj siano delle creature energetiche  che vedono tutta la sporcizia energetica che si accumula nelle abitazioni. La sua funzione principale, in una casa, è la cura del benessere dei suoi abitanti. 
Ama delle case dove si vive d'amore e d'accordo e si arrabbia quando si litiga. Non ama dei pigri e dei cattivi, e li educa a modo suo: guasta le cose, le nasconde, borbotta, rumoreggia.  Adora i bambini, le belle donne, i gatti e i cani.  Ama le caramelle, i dolcetti, il tabacco da pipa, dei bottoni  luccicanti, le monete, le perline. E’ contento quando lo chiamano "nonno" o meglio, "padrone".
Un domovoj può essere estremamente utile, avvertendo per tempo l'arrivo delle persone cattive capaci di mandare un maleficio. Lo comunica agli abitanti, sussurrandolo all'orecchio. Se questi non sono in grado di capirlo, inizia a fare dispetti all'"ospite", rovesciandogli addosso dei liquidi o facendolo inciampare. Si preoccupa molto, in questi casi,  perché davanti ai malefici inviati dagli umani agli altri umani, è impotente; il suo compito è quello di eliminare la piccola sporcizia energetica.
Secondo la leggenda, poco prima delle entrambe guerre mondiali, i domovoj si radunavano nei campi del bestiame, vicino ai villaggi, e iniziavano a ululare, avvertendo la gente dei pericoli in arrivo. I cani che li sentivano, iniziavano a ululare anch'essi.
Ha una sua festa: il 10 febbraio. In questo giorno gli si facevano delle offerte di dolci e di piccole cose luccianti, negli scragni senza coperchi. Inoltre, sul tavolo gli si lasciava del latte e del pane. Si badava di togliere dal tavolo tutto ciò che taglia e punge (coltelli, forchette, forbici), nonché l'aglio e le cipolle.

Traduco, riassumendo, un curioso  racconto di Valery Bucharin.


"...Una volta avevo una casa in affitto. Lì c'è stato un incendio, poi la casa fu ristrutturata e messa in affitto. La avvertivo come "morta", non avevo la voglia di tornarci, mi faceva venire il senso della disperazione.  Ma da quando traslocai in un altro appartamento, le cose  andarono bene.  Venivano degli amici a trovarmi... C’era un no:  non riuscivo a dormire bene. 
Un giorno, nel fine della settimana, venne un mio amico, Kolya. Gli lasciai il mio divano, e andai a dormire nell'altra stanza.  Al risveglio, pensai di non aver mai dormito così bene. Il giorno dopo, quando rimasi solo, la storia si ripetè, non dormii per niente.  Chiamai Kolya e lo misi sul divano. Dormii benissimo!  E visto che Kolya era un sensitivo, gli chiesi:
- "Secondo te, in quella casa che avevo prima, quella bruciata, non c'era un domovoj? Se ne sarà andato a causa dell'incendio?"
- "La casa è bruciata proprio perché domovoj  se n'era andato. E lui se n'è andato perché hanno litigato tutti, tra di loro. La casa senza il domovoj resta indifesa, e qualsiasi scintilla le può diventare fatale", disse Kolya. 
"Ma qui, in questa casa,  il domovoj è  molto forte, non l'avevo mai sentito così forte come qui."

Al mattino lui se ne andò, ed io per altre due settimane  ebbi l'insonnia. Poi una sera mi capitò tra le mani un giornalino esoterico, con i "zagovor".  Lo scorsi,  e ad un tratto vedo un "zagovor" per stabilire il contatto con il domovoj. Lo lessi, perplesso. Poi lo rifeci, a voce alta, e sentii dei brividi, migliaia di brividi in tutto il corpo. Mamma mia! Mi sono alzato, tutta la stanza era piena di scintille! 
E mi andava a ripetere la formula, ancora e ancora. Insomma, la lessi e rilessi, finché non mi stancai.
Da allora iniziai a dormire come un sasso, e al mattino mi alzavo fresco. Cominciai a parlare con il domovoj, poi a vederlo. Con la coda dell'occhio notavo  una colonna d'aria calda, piena di macchie colorate.  
Di solito si metteva accanto a me. A volte mi dava una mano:  muoveva le pentole in cucina, buttava giù il tubo della doccia... Io gli parlavo, e stavamo bene...

...Ora nella nuova casa di proprietà ho un altro domovoj. E' uno buono, allegro, discreto. La gatta gli parla di notte.  Si mette nell'ingresso e sembra che reciti delle poesie, miagolando.  Mi alzo, vado a vedere, e lei a guardare in un punto fisso, e a recitare, come sul palcoscenico. 
Si ferma, mi guarda: "...cosa volevi?".  Ed io mi giustifico: "...ma dai, è notte, la gente dorme, finiscila."

mercoledì 21 marzo 2018

IL MISTERIOSO POPOLO SOTTERRANEO DEI MONTI URALI


Molti anni fa il noto pittore, scienziato e scrittore (ma sarebbe meglio chiamarlo “iniziato”) Nikolaj Roerich raccontò una leggenda siberiana.
Secondo la leggenda, c’era una volta, nei boschi di Altaj, un popolo dal nome  “chud’” (si legge “ciud'). Li chiamavano anche “chud’” dagli occhi bianchi", per il colore dei loro occhi, molto chiaro. Erano alti, belli, e  avevano delle conoscenze superiori. Ma quando da quelle parti erano apparsi i primi alberi di betulla che, secondo una profezia, promettevano l’imminente arrivo di un popolo diverso, dalla pelle più scura, quella gente iniziò a scavare, a entrare nelle caverne e presto scomparve nelle viscere della Terra.
Sembra uno strano incidente “etnografico”...?
Un’altra leggenda dice che il popolo “chud’”  non scavò nulla, ma, conoscendo la rete dei sotterranei già esistenti,  se ne andò in un altro paese, quello sotto il nostro mondo.

La profezia:
“Ma non per sempre se ne andarono”.

“Chud’” tornerà quando ritorneranno i tempi felici, e tornerà la gente di “Bielovodje” con la sua grande scienza... allora  anche i chud' porteranno tutti i loro tesori.”



Secondo gli studiosi di Roerich,  la leggenda narra dell’esistenza, da qualche parte, in un posto nascosto (Bielovodje?), di un popolo dalla grande cultura e dalle grandi conoscenze.  Il mitico paese Bielovodje  è come Agarti, un’altro regno sotterraneo.

Non solo i popoli  di Altaj  conservano questa leggenda, ma anche quelli dei monti Urali e della parte nord-occidentale della Russia. Si può notare che  il racconto sui misteriosi “chud’”  e i loro sotterranei prima nacque nel nord-ovest del paese, poi si spostò, insieme ai coloni russi, prima negli Urali e poi in Altaj.
Alcune leggende narrano dei contatti reali tra i primi coloni e i messaggeri dei “chud’”; di solito si trattava di donne “alte e snelle” che aiutavano i popoli dalla “pelle più scura”,  insegnavano loro dei mestieri, e poi tornavano  nei sotterranei.
Le interazioni  degli emissari dei “chud’”  con gli indigeni avvenivano anche tramite i sogni.
Lo storico Malakhov riporta  un’altra leggenda: “...un giorno il fondatore di Ekaterinburg, Vassilij Tatischev, fece un sogno e vide una signora di una bellezza sovrumana,  riccamente adornata di ori e argenti  che si presento come Anna, la principessa dei  chud’.  Gli disse di non toccare i cumuli di terra (i “kurgan”) nella  nuova città, perché lì erano sepolti i suoi guerrieri.” Tatischev obbedì, furono toccate soltanto le cime delle antiche tombe.

Quanto ai monti Urali, i coloni  russi che vi erano venuti a vivere non trovarono una terra sconosciuta, ma  una terra  dove i  fiumi, i laghi, i monti e le valli avevano dei nomi, molto precisi, come se possedessero già un vettore spirituale,  in seguito materializzato.
Non a caso il Pitagora credeva  che  dare i nomi "può soltanto colui che vede la mente e l’essenza delle cose.” Le città di Ekaterinburg, Celyabinsk e  Kurgan si trovano sui “kurgan” di quel popolo; e non sono disposti a caso, stanno  nei punti giusti,  vicino ai giacimenti ricchissimi, in mezzo alla natura bellissima.
I vecchi operai degli Urali credevano che tutte le caverne di quei monti si comunicassero tra di loro, e ancora adesso  - laddove si può passare - conservano le tracce della presenza di un popolo: le impronte, i forni, le pietre preziose lavorate...
Probabilmente, i chud’ vivevano negli Urali ancora ai tempi degli antichi greci, e non erano altro che dei sopravvissuti degli  iperborei che, secondo  le antiche fonti,  vivevano in armonia, senza le malattie e conflitti, e persino morivano soltanto quando  si stancavano di vivere.

Le tracce della presenza dell’Iperborea (si inabissò definitivamente, probabilmente, dopo i rovinosi cataclismi, circa 12 mila anni fa) esistono, e sono nel nord della Siberia, nel nord degli Urali, nel nord-ovest  russo.  E se la storia può essere riscritta, è un po’ più difficile ignorare delle costruzioni megalitiche e soprattutto delle testimonianze orali giunte attraverso i millenni.
Ma la storia scopre i suoi misteri quando  arriva l’ora giusta...





mercoledì 7 marzo 2018

GLI AMORI VIRTUALI. LE ANTICHE LEGGI ENERGETICHE NON FUNZIONANO IN RETE


    Ancora 20 o 30 anni fa non esisteva il termine “l’amore virtuale”.  Entrambi le parti ci mettevano della loro energia reale nella crescita di una relazione:  un appuntamento, un cinema, una passeggiata, una telefonata... tutto era vero.
L’internet, i social network, i messenger per qualcuno ora sono più reali della vita di tutti i giorni. L’internet può cambiare la personalità umana, la può distruggere, traumatizzare e persino provocare un suicidio. Se prima esistevano dei criteri per iniziare un rapporto o farlo cessare, ora è possibile avere una relazione senza alzarsi dal divano: basta una faccetta sorridente o un “mi piace” sotto un post, per percepirli come una spesa reale di energia per una persona “amata”.  Talvolta iniziamo a pensare: “Lui ha messo “mi piace”, significa che si ricorda di me, significa che mi ama, che non mi vuole perdere!”
Non è la stessa cosa: mettere un “like” e scrivere una lettera a mano e spedirla, e restare in attesa di una risposta; un “mi piace” non richiede le spese energetiche, è  soltanto un click che può essere mandato a 20 contatti in pochi secondi. Allo stesso tempo, l’inerzia della nostra mente fa sì che un segno dell’attenzione sotto forma di un sorriso o di un mi piace è percepito come un qualcosa di estremamente importante... e ci  sentiamo coinvolti.
Vi propongo, nella mia traduzione, un riassunto di due articoli della talentuosa e giovane psicologica russa Olga Tzibakina, una “consulente per i rapporti difficili”, come si definisce se stessa nel suo sito  balanceinlife.ru:

“Da una parte, internet ha dato la possibilità di trovare la propria metà all’altro capo del mondo, ma d’altra parte, ha deturpato il processo energetico di una relazione d’amore.  Questo significa che alla persona basta  uscire dalla rete, lasciando la comunicazione senza una risosta, o rimandarla a “dopo il pranzo”, o rendersi invisibile. L’internet dà la possibilità  di scappare al momento che crediamo opportuno, di consumare una relazione a distanza, e dire ciò che non  diresti mai a voce.”
Perché la gente  inizia degli amori virtuali?

Le cause, secondo la Tzibakina, sono queste:

1.    La facilità dell’entrata. Basta  registrarsi sul sito delle conoscenze virtuali, descrivere in breve i propri interessi, mettere un paio di foto.  Non serve fare troppi sforzi, non serve andare dalla parrucchiera, non è obbligatorio incontrarsi, ed è possibile raccontare persino ciò che non è vero. Basta selezionare i contatti che sembrano “giusti”, e se mai qualcosa dovesse andare storto, eliminiamo l’account.

2.    L’impossibilità di trovare un partner nella vita reale.   Quali sono i problemi  alla base di ciò? Per esempio, è lo “strascico dell’infelicità”. Esistono delle persone che emanano un reale odore dell’infelicità, e il desiderio di tenersi lontano da loro si avverte a livello del subconscio, non razionale. Molto probabilmente, riguarda coloro che non sono contenti dentro, non sono contenti di nulla: di come va il paese, di come è andata la vita, dei propri genitori, di se stessi, ecc. Sono molto tesi dentro, e si lamentano. Questa tensione interiore è percepita dagli altri  come un qualcosa che minaccia l’armonia e l’integrità del corpo e della personalità. Ricordiamoci pure che  tali persone di regola sono collegate ad un mucchio di eggregore negative, sono imbottite di programmi negativi di ogni sorta. Ma il mondo virtuale offre anche loro la possibilità di camuffamento,  e possono persino smettere, per un po’ di tempo, di lamentarsi della vita.

3.    L’esaurimento energetico. Sorge quando un uomo smette di ricevere l’energia dalle cose, dalle occupazioni o dai rapporti,  e si manifesta con l’abbassamento del tono vitale, con l’apatia. In uno stato di fame energetica inizia la ricerca di una fonte dell’energia, e le relazioni virtuali sono delle fonti probabili per avere un po’ di energia. Il problema è un altro: una persona energeticamente esaurita non controlla comunque l’arrivo dell’energia e il suo consumo. Come conseguenza, sviluppa spesso la dipendenza da una relazione nel web. Il web-partner non sembra di avere nessun difetto, mentre nella vita reale esistono “Mi è piaciuto/a” – “Non mi è piaciuto/a”, esistono i comportamenti che non piacciono, i difetti fisici come l’odore sgradevole dalla bocca, o la ciccia eccessiva, e tante altre cose che ci fanno riflettere; nella vita reale siamo più disincantati. 

4.    Il buco energetico. L’esaurimento energetico può non avere nulla a che fare con gli amori, può sorgere a causa di un lavoro pesante, di una grave e prolungata malattia di un familiare, ecc.  Una persona energeticamente esaurita non  perde l’interesse per se stessa, a differenza di quella con il “buco” che   ha messo una croce su se stessa, e aspetta che venga qualcuno per renderla felice. Queste persone non si percepiscono in maniera adeguata, e  hanno bisogno di un altro/a, di colui che riempia con se stesso il loro “buco”. Possono sviluppare un’intensa corrispondenza, per anni, senza fare alcun passo in avanti, perché dall’altra parte  non arriverà  nessuna proposta concreta (incontrarsi, andare a vivere insieme) se non  un altro emoticon. Da una parte,  il nostro eroe teme di dimostrare di avere un “buco” energetico,  perciò accetta mesi e anni  di amore virtuale, mentre il suo partner potrebbe così divertirsi, o semplicemente, soddisfare  il suo ego.

5.    L’autostima inadeguata. Le persone  che non riescono a trovare un partner, secondo la Tsibakina, cercano di rimuovere il trauma e invece di  riconoscere la causa  vera  dell’infelicità (“non mi vogliono”), preferiscono dire “non mi piace nessuno”, illudendosi che basterebbe incontrare qualcuno che a loro piace, e l’amore ricambiato sarà automatico. Meno male che c’è internet  dove è possibile creare la sensazione di avere un rapporto. Ahimè, in internet trovano una marea di altra gente “inadeguata”, e quando finalmente a loro sembra di aver incontrato un’anima gemella, risulta che tale anima è sposata o abita troppo lontana. E la storia continua, ma si afferma: “Se io volessi lui/lei verrebbe qui, ma non voglio”, “se io volessi, lui/lei  avrebbe rotto con la moglie/marito, ma io non voglio”, perché una domanda onesta: “Sono io che non voglio o non vogliono me?” fa male.

Come mai le relazioni virtuali hanno questa intensa colorazione emozionale  e favoriscono la voglia di fidarsi dell’altro? La causa è una sola: nel mondo della rete non funzionano quelle antiche leggi e i programmi che portavano allo sviluppo di un rapporto.
Nella vita reale  la scintilla parte da un ‘”esplosione di simpatia”, quando le energie di entrambi  entrano in risonanza e si sintonizzano.  A questo precede  il sogno di incontrare un uomo o una donna “così”, o  svolgendo il film interiore sulla futura felicità, collegandolo al cambio del lavoro o ad una nuova pettinatura.  Questo stato di attesa si percepisce molto dagli altri. Oppure, quando ci sembra di non attendere nulla, ma è successo... in realtà  si vive da così tanto tempo con queste attese da farle diventare uno sfondo al quale non ci si fa più caso.
Quando accade tale esplosione, non accade solo questo, abbiamo la possibilità di sentire l’odore della persone, di toccarla, di vedere come si muove, come interagisce con altre persone. Anche una piccola cosa stonata può farci allontanare dall’altro:  è il programma della continuazione della specie, anche se non si dovesse pensare alla prole reale.
Il rapporto è un lavoro dell’anima, delle emozioni, del fisico. Questo rapporto si sviluppa per gradi, e oltre alle parole e i pensieri, possiede anche un reale calore e ina reale luce; altrimenti non è l’amore (e lo sanno tutti).

Ma nel mondo virtuale l’uomo è rappresentato esclusivamente attraverso i suoi testi.  Qui non possiamo “pregustare” un incontro, l’incontro è causale, e il cervello non riceve  la prima informazione, e non ha potuto riconoscere nell’altro  un potenziale partner. Il programma della continuazione della specie  è sballato, ma in compenso spendiamo molta energia per capire l’altro.
Va bene se alla fine arriva un’informazione che viene riconosciuta come  quella che non ci piace: la conoscenza virtuale può terminare qui. Se questo non avviene, ci si sintonizza sull’immagine del conoscente, quella che ha creato il cervello. Del resto, nessuno degli amici virtuali mostra delle qualità negative, e scrivere una frase tipo: “Non ho mai incontrato una ragazza come te” è molto più facile che dirla ad una persona in carne e ossa.
Non dimentichiamo che anche noi, dall’altra parte dello schermo,  non siamo reali ma virtuali, e quindi più liberi, più coraggiosi e aperti che nella vita. Con questa sostituzione, nel corso di un amore virtuale, l’uomo pensa di essere autentico proprio lì, in rete.
E’ come un computer game,  ma se per qualcuno una relazione in rete è davvero un gioco, per un altro, quello che crede  di essere se stesso proprio lì, la fine del gioco può diventare una tragedia.

Scrive Olga Tzibakina: “... in rete una persona si sente di essere libera di fare ciò che vuole, libera di esprimere i suoi segreti intimi e di ricevere in risposta i sentimenti e le emozioni dell’amico. Non è altro che la realizzazione dell’aspirazione alla libertà, pur in questa forma alterata. Quando arrivano  dei sogni segreti  dell’amico/a, sorge una specie di scambio energetico che non ha analoghi nella vita reale. Sorge una dipendenza da questa intimità, simile a quella dai narcotici. Se una comunicazione non arriva o la persona è irraggiungibile, entriamo in una crisi di astinenza. Quando non è possibile  avere un naturale contatto fisico, la dipendenza da una relazione virtuale si rafforza, a volte generando una voglia di avere un incontro reale che fa impazzire.”
La ricetta? Prima accadrà un incontro reale e meno illusioni restino ai due partner virtuali. Una prontezza reciproca di trasferire la relazione nel mondo reale è la caratteristica  di un rapporto virtuale sano.

Esiste una sottospecie dell’amore virtuale, quando  si hanno  i rari incontri nella vita.
Questo tipo di rapporto dà speranza  di avere più incontri reali e meno comunicazioni in rete. Ma uno dei partner inizia  a rimandare gli incontri, ad accennate ai problemi... ci sta facendo capire di non aver voglia di trasformare un rapporto che lo soddisfa in qualcos’altro.
I rapporti virtuali non sono un male di per se, molte corrispondenze si sono trasformate nelle unioni, ma il mondo virtuale ha rotto il secolare meccanismo  della nascita, dello sviluppo e della fine di un rapporto.
Da una parte, è tutto molto più semplice,  abbiamo più chance  di incontrare una persona giusta, anche all’altro capo del pianeta, ma d’altra parte, è tutto molto più complicato, perché in internet non funzionano le leggi energetiche che esistono nella vita.
Quindi, occorre capire il meccanismo dello sviluppo dei rapporti, nella vita così come in rete, per evitare dei grossi errori...