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lunedì 11 luglio 2016

IL VOLTO FEMMINILE DELLO SCIAMANESIMO SIBERIANO: LE “UDAGAN”







L’amazzone di Panteleikha

Un giorno, nel 1980, nei pressi di un affluente del fiume Kolyma, Panteleikha (il nord della Siberia), fu ritrovata la tomba di una giovane donna, vecchia 3600 anni: la chiamarono “l’amazzone della Panteleikha”. La coetanei dei faraoni...
Era distesa in una “barca” fatta di corteccia della betulla, ricoperta  di migliaia di perline, insieme alle armi, amuleti ed altri oggetti di culto sciamanico. Aveva con se un misterioso oggetto che forse serviva per fare dei calcoli.
Una strega? Una sciamana?
C’è una grande differenza tra le streghe e le sciamane. La prima può comunicare con gli spiriti, governare alcuni di loro, fare dei sacrifici, ma non può viaggiare nel mondo dei morti o in cielo, spostandosi nel tempo e nello spazio, per di più. Quando una strega impara a fare questo, sale su un gradino più in  alto, diventando una sciamana.

In lingua degli yakuti e dei tungusi le siamane donne si chiamano le “udagan” (“ut” = fuoco, “gan” = suffisso del genere femminile.) Le udagan erano delle sacerdotesse del fuoco e avevano iniziato a impadronirsi degli spazi celesti e sotterranei prima degli uomini, lo dicono chiaramente i miti  degli yakuti.
Le udagan erano potentissime: potevano, secondo le leggende, resuscitare i morti, cambiare la loro forma fisica diventando uccelli o buoi. Anche quantitativamente erano molte di più, rispetto agli uomini. Loro governavano il cielo, lasciando agli uomini sciamani altri mondi: il mondo di mezzo e quello sotterraneo. 
Infatti, nel lontano passato la donna con il tamburo dominava gli uomini, e anche il vestiario degli sciamani siberiani  (buriati, yakuti, evenki ecc) assomiglia ai vestiti femminili. Gli sciamani uomini portavano  anche i capelli lunghi. Tutto ciò potrebbe presentare una  lunga eco degli anni del dominio delle udagan.

La pagana (udagan) Anna Pavlova (visse a cavallo tra il XIX e XX secolo):

Era  molto alta, per le donne yakute (aveva 1m 90 di statura), aveva la pelle chiara, gli occhi  ipnotici, amava vestirsi di lungi abiti bianchi cosparsi di gioielli nazionali d’argento.  I  nobili russi ritenevano un onore riceverla nei loro palazzi di Yakutsk.
Cosa faceva la famosa udagan?
Sembra che facesse degli interventi simili a quelli dei chirurghi filippini, asportando il male attraverso un osso vuoto d’uccello. Nel periodo estivo insieme ad un’amica sciamana, Anna si divertiva ad attraversare un lago camminando sulla sua superficie (!)  e i suoi piedi erano sempre asciutti, mentre l’amica li aveva leggermente bagnati.
Sapeva individuare le persone scomparse, far piovere, leggere nel pensiero...
Negli anni 30 del XX secolo la polizia politica sovietica girava i paesi e cercava di isolare e di disarmare gli sciamani, privandogli dei loro attributi (vestiti, tamburi). Quando arrivarono da Anna, le dissero, con ironia:
“Dicono tu sia una grande udagan. Facci un miracolo, allora ci crederemo.”
“E’ facile, bambini,” disse la vecchia, “non vedete che la capanna si sta riempiendo d’acqua?”
I poliziotti videro, con orrore, l’acqua salire dalla terra e si spaventarono.
“Niente paura, bambini. Arriverà al ginocchio. Li vedete i pesci? Prendeteli, uno a uno.”
I poliziotti presero  un pesce ciascuno, ma la vecchia rise e disse:
“Il nuovo potere non ha vergogna? Sono una vecchia, ma sono una donna. Come fate a stare davanti ad una donna così...?”
E le autorità si videro senza mutande in una tenda asciutta, senza pesci, senza acqua.
Si voltarono e scapparono, terrorizzati.

Pensando a questo episodio (vero) si potrebbe dire che ciò che fece Anna Pavlova era un semplice intervento sull’ologramma del nostro mondo di Matrix, lei  aveva ordinato alle coscienze di chi aveva davanti, di vedere ciò che voleva che vedessero.  

La “maledizione” dell’amazzone


Come è finita la storia del ritrovamento dell’amazzone di Panteleikha? Purtroppo, male. Dopo la fine degli scavi i reperti furono mandati a S.Pietroburgo (allora Leningrado), e una parte delle ossa, quella usate per la datazione,  fu bruciata, mentre le altre ossa furono semplicemente buttate via. Sul posto degli scavi costruirono un villaggio turistico, e la ex tomba era diventata una discarica.
Da allora tutti se ne accorsero che l’atmosfera era diventata pesante, le cose andavano  male, si respirava con difficoltà. Ritrovarono lo scopritore della tomba, l’archeologo Serghej Kistenev, ebbero da lui tutta l’informazione. Forse, furono stati fatti dei riti,  fu chiesto un perdono...
I reperti più preziosi furono esposti al museo di Yakutsk. Ma al momento della devastazione della tomba e la costruzione del villaggio i tre reperti più interessanti (gli uccelli di osso) scomparvero dalle teche chiuse ermeticamente. Un sensitivo stabilì (nessuno gli credette) che “una donna li avrebbe presi”.
Lo stesso archeologo si ritrovò con un tumore al cervello non operabile.

“E’ un castigo”, diceva. E chissà...

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