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giovedì 26 gennaio 2017

“TE NE SEI ANDATO PER PRIMO, IO TI SEGUIRO’. IL PASSATO, PRESENTE E FUTURO SONO UN’OSSESSIVA ILLUSIONE"


La frase del titolo appartiene a Einstein, e l’argomento di questo articolo è la morte.  Chi non ne ha mai riflettuto, da quando non è più bambino?
Se penso alla mia infanzia, ricordo una cosa molto strana: quando avevo 6 anni, morì, dopo una breve malattia, mio nonno. Mia mamma non mi portò al suo funerale che si era svolto in un’altra città, pensando di non traumatizzarmi. Io volevo un gran bene a mio nonno, come tutti i bambini cresciuti con i vecchi di casa. Ricordo di aver capito molto bene cosa era successo, ma, stranamente (e su questo avevo spesso riflettuto da adulta) non provai alcuna emozione di dolore. Era come se sapessi che mio nonno sarebbe esistito per sempre e non c’era nulla di cui preoccuparsi...
Tutt’altra storia accadde alla morte di mia nonna. Di anni ne avevo già 17. Per di più, non avevo con lei un rapporto molto stretto, ma fu uno strazio questa dipartirà, la prima morte di un famigliare stretto. La beata serenità dell’infanzia (ancora piena di innate conoscenze?) era svanita da un pezzo, e per di più, in famiglia non si praticava nessuna religione. Pensavo: “Ma che cosa terribile... la morte è la fine di tutto, dove finisce una persona?" Il grande e famelico Vuoto  - all’epoca, per me, privo di Dio - mi spaventava facendomi piangere di notte questa morte e pure la mia morte futura...


Ho tradotto per voi l’intervista con Peteris Clava, un medico pediatra della Lettonia, filosofo e scienziato. Dal 1985 studia  le problematiche dello sviluppo personale, della vita e della morte.

“Che cos’è la morte? Perché ci spaventa così tanto?”
-   Ci spaventa l’ignoto e l’irreversibilità dell’accaduto. Noto che i genitori che perdono i bambini raramente si fanno la domanda: “che cos’è  la morte?”. Pensano solo “mai più”, soffrono, vanno al cimitero e per molti anni sfogliano delle foto. Il dolore è grande. Ma coloro che si fanno questa domanda e cercano una risposta, l’acutezza del dolore si attutisce, perché queste persone iniziano a capire che la morte non c’è.
Esiste il passaggio all’altra forma dell’esistenza, la fusione con la luce bianca, quella che vede chiunque viva l’esperienza di pre-morte.  Lo sanno molti saggi. Eistein, quando a Zurigo morì un suo caro amico, scrisse nel suo diario:
“La morte per noi fisici non significa nulla. Te ne sei andato per primo, io ti seguirò. Il passato, presente e futuro sono un’ossessiva illusione.”

Lo sentono a volte anche i bambini, istintivamente. Una bambina di 8 anni che avevo curato diceva ai suoi genitori, poco prima di morire:  “Mamma, papà! Dovete capire, ma non vi spaventate: noi non esistiamo! Quando Dio pensa se stesso, noi ci manifestiamo nella sua mente.” La bambina e Einstein parlavano della stessa cosa: la nostra esistenza materiale in questo mondo è una grande illusione, e la morte è un passaggio.
Quando la testa non è occupata delle sofferenze o dei dogmi religiosi, quando ha abbastanza posto libero per recepire le novità, le persone capiscono che la morte è soltanto una liberazione del corpo e il passaggio nell’altra dimensione. Ce ne sono tante, di dimensioni, e non sono né l’inferno né il paradiso”.

“E’ curioso: la scienza moderna riflette sulla questione “la vita dopo la morte”, e la religione che sembra di dedicarsi alla ricerca spirituale, resta indietro. Non è strano?”

“E’ successo che i fisici teorici ora sono più vicini alla comprensione di queste questioni che le personalità religiose. Soltanto il 4% degli umani  sono propensi, geneticamente, alla spiritualità, è soltanto il 16% agli affari e al lavoro sistematico. Ma a parte le propensioni innate  abbiamo l’attrazione per uno sviluppo in varie direzioni.
La società occidentale lo fa attraverso l’arte, il cinema, lo spettacolo, internet... tutto ciò ci fa gradualmente sviluppare, ci rende più spirituali e più laboriosi. 
L’uomo occidentale è pronto a assorbire le conoscenze, anche quelle spirituali, ha creato la scienza...
La bianca luce della morte, quella che noi tutti prima o dopo vedremo, è l’energia residua dell’Universo., che è esistita prima di tutto. Sia gli scienziati sia i religiosi dicono: la luce è la base di tutto. È la pura energia che si è trasformata nel mondo materiale. E’ in tutto, ed è anche in noi.
Non dico mai ai bambini morenti che dovranno morire, non li inganno promettendo la guarigione, cerco di farli capire la verità: “La morte non esiste. Tu lasci il corpo e passi in un altro stato. “



“Il cervello è solo un ricevitore, non è la fonte della coscienza?”

Il professor Stuart Hameroff dell’università dell’Arizona, e il suo collega dell’Oxford sir Roger Penrows  hanno creato la teoria quantistica della coscienza: il cervello è un computer quantico, la coscienza è il suo software e l’anima è l’informazione accumulatasi al livello quantico.
Dopo la morte del corpo, questa informazione fluisce nell’Universo ed esiste sempre. Il prof. Hameroff la chiama l’”anima”.

“Risulta che l’uomo è un biorobot con una fonte dell’energia esterna. E come la mettiamo, l’affermazione “a sua immagine”?


“Non c’è una contraddizione; la scintilla della coscienza viene da Dio. Per essere simile a Dio l’uomo deve conoscere se stesso e lo può fare tramite l’amore, il servizio e il rispetto per gli altri. E’ difficile far capire questa idea a coloro che ci governano, e ai miliardi di coloro che vivono come i pesci, negli accoppiamenti inconsci, dopo di che 40000 bambini muoiono tutti i giorni di fame. Sarebbe bello farlo capire alle masse, alzarle ad un livello dello sviluppo più alto. Il processo dello sviluppo è lento ed è difficile. Ma è possibile.”

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