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lunedì 26 marzo 2018

DOMOVOJ: LO SPIRITELLO DELLA CASA




Nella mitologia slava  è uno spiritello senza ali e senza corpo, il custode del focolare.

Ha una sua coscienza e può leggere nei pensieri degli abitanti della casa.  Il cristianesimo ortodosso, pur ritenendolo "diabolico" (ovvero pagano) non nega la sua esistenza... L'età di domovoj va alla rovescia: nasce già vecchio, di circa 700 anni, e muore piccolo come un bambino. 

Oggi molti sostengono che i domovoj siano delle creature energetiche  che vedono tutta la sporcizia energetica che si accumula nelle abitazioni. La sua funzione principale, in una casa, è la cura del benessere dei suoi abitanti. 
Ama delle case dove si vive d'amore e d'accordo e si arrabbia quando si litiga. Non ama dei pigri e dei cattivi, e li educa a modo suo: guasta le cose, le nasconde, borbotta, rumoreggia.  Adora i bambini, le belle donne, i gatti e i cani.  Ama le caramelle, i dolcetti, il tabacco da pipa, dei bottoni  luccicanti, le monete, le perline. E’ contento quando lo chiamano "nonno" o meglio, "padrone".
Un domovoj può essere estremamente utile, avvertendo per tempo l'arrivo delle persone cattive capaci di mandare un maleficio. Lo comunica agli abitanti, sussurrandolo all'orecchio. Se questi non sono in grado di capirlo, inizia a fare dispetti all'"ospite", rovesciandogli addosso dei liquidi o facendolo inciampare. Si preoccupa molto, in questi casi,  perché davanti ai malefici inviati dagli umani agli altri umani, è impotente; il suo compito è quello di eliminare la piccola sporcizia energetica.
Secondo la leggenda, poco prima delle entrambe guerre mondiali, i domovoj si radunavano nei campi del bestiame, vicino ai villaggi, e iniziavano a ululare, avvertendo la gente dei pericoli in arrivo. I cani che li sentivano, iniziavano a ululare anch'essi.
Ha una sua festa: il 10 febbraio. In questo giorno gli si facevano delle offerte di dolci e di piccole cose luccianti, negli scragni senza coperchi. Inoltre, sul tavolo gli si lasciava del latte e del pane. Si badava di togliere dal tavolo tutto ciò che taglia e punge (coltelli, forchette, forbici), nonché l'aglio e le cipolle.

Traduco, riassumendo, un curioso  racconto di Valery Bucharin.


"...Una volta avevo una casa in affitto. Lì c'è stato un incendio, poi la casa fu ristrutturata e messa in affitto. La avvertivo come "morta", non avevo la voglia di tornarci, mi faceva venire il senso della disperazione.  Ma da quando traslocai in un altro appartamento, le cose  andarono bene.  Venivano degli amici a trovarmi... C’era un no:  non riuscivo a dormire bene. 
Un giorno, nel fine della settimana, venne un mio amico, Kolya. Gli lasciai il mio divano, e andai a dormire nell'altra stanza.  Al risveglio, pensai di non aver mai dormito così bene. Il giorno dopo, quando rimasi solo, la storia si ripetè, non dormii per niente.  Chiamai Kolya e lo misi sul divano. Dormii benissimo!  E visto che Kolya era un sensitivo, gli chiesi:
- "Secondo te, in quella casa che avevo prima, quella bruciata, non c'era un domovoj? Se ne sarà andato a causa dell'incendio?"
- "La casa è bruciata proprio perché domovoj  se n'era andato. E lui se n'è andato perché hanno litigato tutti, tra di loro. La casa senza il domovoj resta indifesa, e qualsiasi scintilla le può diventare fatale", disse Kolya. 
"Ma qui, in questa casa,  il domovoj è  molto forte, non l'avevo mai sentito così forte come qui."

Al mattino lui se ne andò, ed io per altre due settimane  ebbi l'insonnia. Poi una sera mi capitò tra le mani un giornalino esoterico, con i "zagovor".  Lo scorsi,  e ad un tratto vedo un "zagovor" per stabilire il contatto con il domovoj. Lo lessi, perplesso. Poi lo rifeci, a voce alta, e sentii dei brividi, migliaia di brividi in tutto il corpo. Mamma mia! Mi sono alzato, tutta la stanza era piena di scintille! 
E mi andava a ripetere la formula, ancora e ancora. Insomma, la lessi e rilessi, finché non mi stancai.
Da allora iniziai a dormire come un sasso, e al mattino mi alzavo fresco. Cominciai a parlare con il domovoj, poi a vederlo. Con la coda dell'occhio notavo  una colonna d'aria calda, piena di macchie colorate.  
Di solito si metteva accanto a me. A volte mi dava una mano:  muoveva le pentole in cucina, buttava giù il tubo della doccia... Io gli parlavo, e stavamo bene...

...Ora nella nuova casa di proprietà ho un altro domovoj. E' uno buono, allegro, discreto. La gatta gli parla di notte.  Si mette nell'ingresso e sembra che reciti delle poesie, miagolando.  Mi alzo, vado a vedere, e lei a guardare in un punto fisso, e a recitare, come sul palcoscenico. 
Si ferma, mi guarda: "...cosa volevi?".  Ed io mi giustifico: "...ma dai, è notte, la gente dorme, finiscila."

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