mercoledì 21 marzo 2018

IL MISTERIOSO POPOLO SOTTERRANEO DEI MONTI URALI


Molti anni fa il noto pittore, scienziato e scrittore (ma sarebbe meglio chiamarlo “iniziato”) Nikolaj Roerich raccontò una leggenda siberiana.
Secondo la leggenda, c’era una volta, nei boschi di Altaj, un popolo dal nome  “chud’” (si legge “ciud'). Li chiamavano anche “chud’” dagli occhi bianchi", per il colore dei loro occhi, molto chiaro. Erano alti, belli, e  avevano delle conoscenze superiori. Ma quando da quelle parti erano apparsi i primi alberi di betulla che, secondo una profezia, promettevano l’imminente arrivo di un popolo diverso, dalla pelle più scura, quella gente iniziò a scavare, a entrare nelle caverne e presto scomparve nelle viscere della Terra.
Sembra uno strano incidente “etnografico”...?
Un’altra leggenda dice che il popolo “chud’”  non scavò nulla, ma, conoscendo la rete dei sotterranei già esistenti,  se ne andò in un altro paese, quello sotto il nostro mondo.

La profezia:
“Ma non per sempre se ne andarono”.

“Chud’” tornerà quando ritorneranno i tempi felici, e tornerà la gente di “Bielovodje” con la sua grande scienza... allora  anche i chud' porteranno tutti i loro tesori.”



Secondo gli studiosi di Roerich,  la leggenda narra dell’esistenza, da qualche parte, in un posto nascosto (Bielovodje?), di un popolo dalla grande cultura e dalle grandi conoscenze.  Il mitico paese Bielovodje  è come Agarti, un’altro regno sotterraneo.

Non solo i popoli  di Altaj  conservano questa leggenda, ma anche quelli dei monti Urali e della parte nord-occidentale della Russia. Si può notare che  il racconto sui misteriosi “chud’”  e i loro sotterranei prima nacque nel nord-ovest del paese, poi si spostò, insieme ai coloni russi, prima negli Urali e poi in Altaj.
Alcune leggende narrano dei contatti reali tra i primi coloni e i messaggeri dei “chud’”; di solito si trattava di donne “alte e snelle” che aiutavano i popoli dalla “pelle più scura”,  insegnavano loro dei mestieri, e poi tornavano  nei sotterranei.
Le interazioni  degli emissari dei “chud’”  con gli indigeni avvenivano anche tramite i sogni.
Lo storico Malakhov riporta  un’altra leggenda: “...un giorno il fondatore di Ekaterinburg, Vassilij Tatischev, fece un sogno e vide una signora di una bellezza sovrumana,  riccamente adornata di ori e argenti  che si presento come Anna, la principessa dei  chud’.  Gli disse di non toccare i cumuli di terra (i “kurgan”) nella  nuova città, perché lì erano sepolti i suoi guerrieri.” Tatischev obbedì, furono toccate soltanto le cime delle antiche tombe.

Quanto ai monti Urali, i coloni  russi che vi erano venuti a vivere non trovarono una terra sconosciuta, ma  una terra  dove i  fiumi, i laghi, i monti e le valli avevano dei nomi, molto precisi, come se possedessero già un vettore spirituale,  in seguito materializzato.
Non a caso il Pitagora credeva  che  dare i nomi "può soltanto colui che vede la mente e l’essenza delle cose.” Le città di Ekaterinburg, Celyabinsk e  Kurgan si trovano sui “kurgan” di quel popolo; e non sono disposti a caso, stanno  nei punti giusti,  vicino ai giacimenti ricchissimi, in mezzo alla natura bellissima.
I vecchi operai degli Urali credevano che tutte le caverne di quei monti si comunicassero tra di loro, e ancora adesso  - laddove si può passare - conservano le tracce della presenza di un popolo: le impronte, i forni, le pietre preziose lavorate...
Probabilmente, i chud’ vivevano negli Urali ancora ai tempi degli antichi greci, e non erano altro che dei sopravvissuti degli  iperborei che, secondo  le antiche fonti,  vivevano in armonia, senza le malattie e conflitti, e persino morivano soltanto quando  si stancavano di vivere.

Le tracce della presenza dell’Iperborea (si inabissò definitivamente, probabilmente, dopo i rovinosi cataclismi, circa 12 mila anni fa) esistono, e sono nel nord della Siberia, nel nord degli Urali, nel nord-ovest  russo.  E se la storia può essere riscritta, è un po’ più difficile ignorare delle costruzioni megalitiche e soprattutto delle testimonianze orali giunte attraverso i millenni.
Ma la storia scopre i suoi misteri quando  arriva l’ora giusta...





Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.